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Il Ricetto

Il Ricetto


Caratteristica saliente di Portacomaro è il suo Ricetto, risalente al X°-XI° sec., luogo fortificato e racchiuso da mura edificato per proteggere le case, i magazzini, i granai e gli edifici più importanti del paese.
Per secoli il Ricetto è stato il rifugio degli abitanti in tempo di guerra, il centro del potere religioso e civile, l'ombelico del paese.
A Portacomaro il piano degli edifici del Ricetto risulta sopraelevato di una decina di metri sul livello della piazza Marconi.
Il Ricetto è stato infatti ricavato mediante parziale taglio della cima della collina, successivamente rivestito da muri in mattoni, ed è quindi costituto da un blocco di tufo compatto su cui sono stati costruiti numerosi edifici; altri locali sono stati parzialmente scavati nel tufo (p.es il Torrione) oppure semplicemente addossati.
edifici antichi nel ricettoUn tempo il Ricetto non era circondato da un giro completo di mura; il terrapieno inoltre esercitava una notevole pressione sui muri ed erano all'ordine del gIorno crepe, rigonfiamenti e crolli.
Molti documenti del Comune dimostrano che lavori di consolidamento, di rifacimento e di ampliamento dei muraglioni erano frequenti ed in effetti l'opera non si presenta affatto organica e omogenea.
Mappe dell'inizio del xvrn° mostrano le mura interrotte nei punti dove la collina presentava fianchi scoscesi e rive boscose che costituivano di per se stesse una sufficiente difesa.
In particolare il muro era interrotto in corrispondenza del fondo del gioco del pallone, più o meno all'altezza della fine delle scuole e nel tratto che gira sotto la chiesa prima dell'abside.
In questo punto un breve tratto di una decina di metri è ancora oggi privo di costruzioni e presenta l'aspetto che doveva avere secoli addietro.
Le mura non hanno mai avuto un fossato di difesa, malgrado il nome antico di Piazza Boè, detta "al Fossà" (il fossato) possa trarre in inganno.
Il fossato in questione era una vasca di raccolta dell'acqua piovana che occupava il lato della piazza a ridosso del muro, essa però ben lungi dall'avere una importanza difensiva era soltanto un punto di raccolta delle acque di scolo ed utilizzato come abbeveratoio per il bestiame.
Il fossato venne ricoperto verso la metà del secolo scorso per il rischio le epidemie di tifo che la presenza di acqua stagnante e poco pulita comportava (difficile impedire ai bambini di farci il bagno nei caldi mesi di estate).
Il fossato com'era compare in una vecchia cartolina e nei disegni di di Clemente Rovere.
L'accesso al Ricetto avveniva da una porta ad arco, posta alla cima del "Ponte" .
Quello che i Portacomaresi chiamano "Ponte" non è affatto un ponte. Si tratta della rampa (ora rettilinea ma un tempo era ad angolo) che porta dalla piazza inferiore (Piazza Marconi) alla piazza superiore (piazza del Municipio o Pinin Roggero).
Anche qui la fantasia popolare ipotizza nel passato al posto della rampa un "ponte levatoio" da cui il:.nome di "Ponte" ... ipotesi romantica ma sbagliata!.
Non c'è mai stato un ponte levatoio a Portacomaro sia perchè i ponti levatoi si fanno solo se le due sponde opposte sono alla medesima altezza, sia perchè il fossato non è mai esistito.
il torrioneIn effetti l'altezza medesima del Ricetto, la ripida rampa (in più un tempo ad angolo) con un accesso ridotto e chiuso da una solida porta costituivano una eccellente protezione agli assalti.
La porta invece potrebbe avere una sua importanza nella etimologia del nome del paese.
Alcuni dicono che sulla porta, alla cima del "Ponte", si radunassero la sera, uscite dalla chiesa parrocchiale dopo il Vespro, le donne del paese, chiacchierarndo e spettegolando.
Questa usanza porterebbe al nome di "Porta delle comari" e per corruzione a "Portacomaro".
Sulla piazza, ingentilita al centro da un giardinetto con fontana, si affacciano la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo ed il Municipio.
Il terzo lato è occupato da case di privati, mentre il lato verso le mura è libero e costituisce una splendida terrazza panoramica sulle colline del Monferrato.
Sul Ricetto si trovano anche la canonica, l'oratorio, l'edificio scolastico con le scuole elementari e medie, una costruzione che probilmente un tempo era una torre, poi convertita in carcere mandamentale e successivamente in serbatoio dell'acquedotto ed una serie di case di privati.
Dietro al Municipio c'è la chiesa dell'Annunziata o chiesa "dei Batì". Facendo il giro delle mura si notano due altri accessi al Ricetto, costituiti da ripide scalinate.
Una poco prima dell'abside della chiesa parrocchiale porta nel vicolo che va verso le scuole, l'altra in cima alla breve salita che porta a Via Durando porta invece sull'angolo della canonica.
La seconda, quella che porta alla canonica, è la più antica, anche perchè via Durando era un tempo un sentiero che portava ad una cappella ora scomparsa ed alla località San Michele dove un tempo sorgeva un castello chiamato Castel Guelfo o Castel di Gioan Grasso Verde (dal nome del feudatario) che vigilava sulla valle dei Berruti dove passava la via che, nel Medio Evo, portava da Asti a Casale.
Il castello, caduto in mano di truppe mercenarie nel 1414, venne riconquistato e distrutto dal governatore di Asti Lodovico di Montegaudio per impedirne ogni possibile futura riconquista.
Vestigia delle fondamenta di una torre a base quadrata ed un tratto di cunicolo che forse la collegava al Ricetto sono stati rinvenuti durante l'impianto delle vigne che ricoprono la collina.






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